Le parole della testa di moro: piccolo glossario

Le parole della testa di moro: piccolo glossario

Nelle schede dei nostri prodotti ricorrono parole che in bottega sono ovvie e fuori dalla bottega non lo sono. Biscotto, cristallina, lustro, antichizzato, ornato. Qui ci sono quindici termini spiegati in una riga o due, raggruppati nell'ordine in cui incontri le informazioni leggendo una scheda dall'alto in basso.

Non è un glossario generale della ceramica. È il vocabolario di questo oggetto, e serve a farti capire cosa stai comprando quando due pezzi che sembrano simili costano il doppio uno dell'altro.

Il corpo: com'è fatto il pezzo

  • Terracotta. L'argilla cotta di cui è fatto il corpo della testa. Rossiccia o giallastra secondo la cava di provenienza, e porosa finché non riceve lo smalto. Cosa comporti in pratica lo vediamo in di che materiale sono le teste di moro.
  • Biscotto. Il pezzo appena uscito dalla prima cottura. È già duro e non torna più indietro, ma beve ancora acqua e non ha colore: è lo stato in cui aspetta di essere smaltato.
  • Applicazione plastica. Un elemento modellato a parte e attaccato al corpo mentre l'argilla è ancora umida. Rose, limoni, perline, punte della corona: tutto quello che sporge nasce così.
  • Firmato a fuoco. La firma non è scritta a pennarello sul fondo. È applicata prima della cottura, quindi entra nel pezzo e non si toglie. È il primo controllo di provenienza, e ne parliamo in come riconoscere una testa di moro autentica.

Il colore: cosa succede in superficie

  • Smalto. Il rivestimento che in cottura diventa vetro. Chiude i pori del biscotto, rende la superficie lavabile e porta il colore. Quando copre tutta la superficie in tinta unita, senza decoro dipinto, si parla di copertura totale: è così che nascono le linee monocrome.
  • Cristallina. Uno smalto trasparente e brillante steso sopra la decorazione. Serve a proteggerla e a darle profondità, perché il decoro si vede attraverso il vetro invece che sopra. È la ragione per cui i colori non sbiadiscono con la luce.
  • Madreperla. Finitura perlacea che riflette la luce in modo cangiante. Non è un colore fisso: cambia tono a seconda di dove si trova chi guarda e di che luce c'è nella stanza.
  • Antichizzato. Trattamento che scurisce gli incavi e lascia chiari i rilievi, così il pezzo sembra segnato dal tempo. È una scelta estetica dichiarata, non usura reale né un'indicazione di età.
  • Lustro. Smalto metallico che dà riflessi iridescenti, verso il rame, il glicine, il perlaceo. Richiede una cottura dedicata e non si può ottenere insieme al resto.
  • Oro zecchino. Oro vero applicato a pennello sui rilievi e fissato in forno. Non è una vernice dorata e non si comporta come tale: regge gli anni, non regge l'abrasivo.
  • Terzo fuoco. La cottura finale, a temperatura più bassa delle precedenti, che fissa oro e lustri. Si chiama così perché arriva dopo la prima e la seconda. È il passaggio che alza il costo di un pezzo, e spiega perché due teste identiche per forma possono avere prezzi molto diversi.

Il decoro: cosa vedi guardando il pezzo

  • Ornato. Il repertorio barocco caltagironese: girali, foglie e volute dipinte a pennello a mano libera, storicamente in blu e arancio. Da cosa viene ognuno di questi motivi lo abbiamo aperto in i decori delle teste di moro.
  • Copricapo. Tutto quello che la figura porta sul capo: corona a punte, turbante panneggiato, cesto di frutti o di fiori. È l'elemento che distingue una linea dall'altra più di ogni altro dettaglio.
  • Perline. Sferette di ceramica applicate a mano lungo il copricapo o la scollatura, di solito rosse o blu. Si contano una per una e ognuna è attaccata singolarmente.
  • Con espressione. Dicitura che usiamo per i pezzi in cui i lineamenti sono modellati e dipinti uno a uno: sopracciglia, sguardo, labbra. Due esemplari della stessa misura non hanno la stessa faccia, e non è un errore.

Domande frequenti

Perché le schede dicono "pezzo unico" se il modello è lo stesso?

Perché la forma di partenza è condivisa, ma tutto quello che viene dopo no. I lineamenti si ritoccano a mano, gli applicati si posizionano a occhio, l'ornato si dipinge a mano libera. Due pezzi della stessa linea si somigliano come si somigliano due fratelli.

Che differenza c'è fra smalto e cristallina?

Lo smalto porta il colore e copre. La cristallina è trasparente e protegge quello che c'è sotto. Su un pezzo decorato lavorano insieme: prima lo smalto di fondo, poi la decorazione, poi la cristallina che sigilla tutto.

"Antichizzato" vuol dire che il pezzo è antico?

No, e ci teniamo a dirlo chiaramente. È una finitura di oggi che imita l'aspetto del tempo passato. Sui pezzi storici veri e su come si distinguono torniamo in teste di moro antiche.

L'oro si consuma?

Non da solo. Si consuma se lo sfreghi con qualcosa di ruvido o se ci passi un prodotto aggressivo. Con un panno asciutto e un po' di attenzione dura quanto il pezzo. Il metodo è in come pulire una testa di moro.

Dove vedo queste lavorazioni tutte insieme?

Nella linea che le concentra: terzo fuoco, oro zecchino, lustri e madreperla stanno tutti su Madreperla Oro e Lustri.

Se dopo questo glossario vuoi vedere le parole applicate ai pezzi, il posto giusto è Madreperla Oro e Lustri: è la linea in cui quasi tutti i termini di questa pagina compaiono sullo stesso oggetto.

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